PALERMO, 25 MAR - E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'atto di ratifica ed esecuzione dell'Accordo internazionale sulla Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e della zona atlantica adiacente, con annessi e Atto Finale, sottoscritto a Monaco il 24 novembre 1996. L'Accordo rappresenta lo strumento giuridico fondamentale contro le aggressioni, volute o accidentali che minacciano l'esistenza dei mammiferi marini, dall'inquinamento chimico e acustico alle collisioni con le navi, allo sviluppo di un turismo incompatibile con le esigenze di tutela e conservazione dell'ambiente e delle specie. Il Trattato è stato firmato da quasi tutti i Paesi del Mediterraneo, una decina dei quali lo hanno anche ratificato. Ora è stato trasposto nel nostro ordinamento. Per l'attuazione della legge di ratifica è stata autorizzata la spesa di euro 512.980 per l'anno 2004 e di euro 522.600 annui a decorrere dal 2005. Del Comitato Scientifico che coordina le strategie e i progetti del trattato fa già parte un italiano, Giancarlo Lauriano dell'Icram, l'Istituto Centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare. L'Accordo è uno dei Trattati sottoscritti nell'ambito della Convenzione internazionale per la tutela delle specie migratorie di Bonn del giugno 1979 e prevede da parte di ogni firmatario un impegno a livello normativo, socio-economico oltre che scientifico, per l'eliminazione o la riduzione al minimo degli effetti delle attività antropiche sulla sopravvivenza dei cetacei in questi mari. Prevede la tutela per 21 specie tra odontoceti e misticeti, attività di ricerca e monitoraggio al fine di valutare la presenza dei cetacei e gli effetti dell' impatto antropico sulle popolazioni presenti, la regolamentazione delle attività di pesca e una particolare vigilanza e tutela nelle aree di particolare interesse cetologico. Tra l'altro è vietata la cattura dei cetacei per motivi d'esibizione pubblica, una misura importante visto che dal Mar Nero ad esempio, dalla metà degli anni '80 sono stati prelevati la quasi totalita' dei delfini russi utilizzati per ricerche e sperimentazioni in campo militare e inviati ad esibirsi nei delfinari di tutto il mondo.
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